Scheda riassuntiva: Leumas il Drago

Autore Samuel Valentini
Titolo Leumas il Drago
Genere Fantasy – Filosofico/Religioso
N° pagine 158
Dove trovarlo Amazon
Valutazione Penna rossa, indica 1 voto su 5 nel sistema di valutazione romanziPenna rossa, indica 1 voto su 5 nel sistema di valutazione romanziPenna rossa, indica 1 voto su 5 nel sistema di valutazione romanziPenna rossa, indica 1 voto su 5 nel sistema di valutazione romanziPenna grigia, indica un voto non assegnato nella scala di valutazione

Leumas il Drago – Sinossi

Copertina di Leumas, il DragoLeumas il Drago è un romanzo che ben si inserisce nel genere dei racconti del fantasy epico, dove si scontrano i giusti e le forze del male e dove l’epicità sta proprio nella lotta titanica senza possibilità di successo, nella volontà inflessibile e nella tenacia irrazionale dei protagonisti.

Estratto da Leumas il Drago:

«Lasciate che vi spieghi la differenza fra la leggenda e la storia». I due uomini erano sbiancati: percepivano istintivamente la potenza di quella visione e, pur non avvertendo una minaccia diretta, erano come impietriti ed incapaci di fare alcunché. «La storia è per l’egoismo, racconta di individui che cercano la gloria e che vogliono essere ricordati nella propria esteriore decadenza. La leggenda invece è per il bene, lascia che uomini che valgono ben poco continuino a fare il bene anche dove non sono presenti, anche se sono morti».

Fantasy italiano autoprodotto; consigliato ad un pubblico maturo.

 

Leumas il Drago – Recensione

Quella di oggi non è semplicemente una recensione, ma un sincero consiglio di acquisto. Il libro che recensisco oggi, Leumas il Drago, è un esempio di buona letteratura e bella scrittura come se ne vedono pochi in giro, in particolare nel mondo del self-publishing. Una vera gemma trovata per caso e scaricata da Amazon gratuitamente (grazie ad una promozione limitata) mentre ero alla ricerca di nuove letture.

Sono stata estremamente tentata di lasciarmi andare all’entusiasmo e dare subito 5 penne a Leumas il Drago, poi mi sono ricordata di aver promesso a me stessa e ai miei lettori una certa inflessibile severità: ho quindi considerato i pochissimi errori di battitura trovati qui e là e qualche piccola caduta di stile e gli ho assegnato 4 penne.

Sarò molto sincera, non credo che questo sia un libro che possa conquistare le masse ed avere un successo travolgente: i temi religiosi trattati e il linguaggio utilizzato limitano infatti, secondo la mia opinione, la portata di Leumas il Drago ad un più ristretto pubblico di lettori appassionati di una letteratura fantastica dallo stile retrò, quasi ottocentesco, e non eccessivamente sensibili (o positivamente sensibili) all’argomento religioso cattolico.

L’unico vero rimprovero che mi sento di fare a questo romanzo breve riguarda proprio il titolo: Leumas il Drago. Nel leggere questo titolo, infatti, mi aspettavo che Leumas fosse in effetti il drago o perlomeno lo diventasse in qualche punto della narrazione, cosa che in effetti non avviene… il titolo in questo senso è fuorviante ed è un vero peccato vista l’alta qualità del contenuto, visto che per ovviare alla questione sarebbe bastato trasformarlo in un altrettanto semplice: Leumas e il Drago.

Trama

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In un mondo, che solo in un secondo momento si comprende essere il nostro stesso mondo dopo la devastazione portata da una epica battaglia tra bene e male, il “Vis Daemoniorum“, si incontra quasi subito Leumas, l’eroe misterioso e titanico che è il centro focale di tutta la narrazione.

La trama di Lemas il Drago è molto semplice, seguendo le linee più classiche del fantastico epico: un eroe votato alla giustizia e, in questo caso, a Dio, difende i più deboli e a causa di questa missione si trova dapprima a salvare una donzella in pericolo e quindi a correre in soccorso di una seconda fanciulla, rapita da un drago.

La trama della storia è, di per se stessa, banale eppure questo nulla toglie alla godibilità del racconto, nel cui contesto la narrazione delle gesta diventa del tutto secondaria.

Leumas il Drago non è, a mio avviso, un racconto fantastico come quelli cui siamo abituati oggi, mi sembra piuttosto un magistrale tentativo di riscoprire uno stile più antico (durante la lettura ho avuto, in alcuni punti, sentori di Orlando Furioso e Gerusalemme Liberata, sebbene lo stile del linguaggio sia più ottocentesco) in cui la narrazione di una storia non è altro che l’espediente per assistere ancora una volta allo scontro tra bene e male che, più che nell’epica battaglia (persa in partenza per il povero Leumas) tra il cavaliere e il drago, è ritratta nello scontro di ragionamenti ed intelletti (quasi un dialogo Socratico, che a tratti riporta alla memoria anche il migliore Gaarder) tra Leumas e il corvo, emissario demoniaco.

E sebbene nel finale di Leumas il Drago sembra che la missione sia in effetti compiuta solo per volere e per mano di Dio, togliendo quindi ogni merito al cavaliere, non è difficile comprendere che la battaglia fosse già iniziata nelle schermaglie con il corvo e venga vinta proprio da Leumas nel momento in cui rifiuta per l’ultima volta, eroicamente, le lusinghe del male.

Molto interessante è il riferimento al mondo contemporaneo, che strappa Leumas il Drago ad una dimensione completamente appartenente alla mitologia cristiana per calarlo nel mondo contemporaneo ed instaurare un paragone fra noi, gente del XXI secolo, e la popolazione devastata di quell’ambientazione quasi post-apocalittica. È soprattutto nel finale, infatti, confrontandoci con il cinico dialogo di due personaggi anonimi, che si insinua in noi il disagio di ritrovarci proprio in quel cinismo e disfattismo. Dopo aver riflettuto sui temi della cristianità con Leumas e il corvo, ritrovandoci sempre – se siamo onesti con noi stessi – più d’accordo con il corvo che con Leumas, e dopo esserci “redenti” nel tifare per il cavaliere, l’autore sembra accusarci del medesimo disfattismo cinico di questi due personaggi ordinari, lasciandoci con non poche domande sulla nostra spiritualità, così come sulla parte che avremmo preso nell’epico “Vis Daemoniorum” che ha distrutto il mondo.

Lingua e stile

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Lo stile di Leumas il Drago tiene un tono sempre estremamente alto e aulico, tanto che in alcuni unti risulta quasi difficoltoso tenere dietro alla narrazione e alla struttura complicata dei periodi. Di certo alcuni passaggi potrebbero essere rivisti e migliorati nella loro scorrevolezza dall’autore, eppure non mi sento di dire che questi interventi dovrebbero essere troppo massicci. Come avviene durante la lettura di certa buona letteratura d’altri tempi, la rilettura di certe frasi è in molti punti funzionale alla vera comprensione ed apprezzamento del testo. Leumas il Drago è un testo piuttosto breve ma che richiede uno sforzo di concentrazione per essere letto e apprezzato, è un libro che ingaggia con il lettore una piacevole schermaglia intellettuale riguardo ai temi della religiosità, che difficilmente può lasciare indifferente un intelletto arguto e riflessivo.

Lo stile alto, che richiama toni decisamente epici e quasi ottocenteschi, è perfettamente adatto ed è in grado di creare l’atmosfera giusta per l’ambientazione del racconto. Inoltre, il lessico sempre molto ricercato (con solo qualche caduta di stile qui e là, dove la scelta di parole troppo comuni rispetto a tutte le loro compagne finisce per stridere all’orecchio) e i discorsi sulla religione creano un efficacissimo – a mio avviso – gioco di contrasti con termini moderni, tecnologici e di uso comune al giorno d’oggi. Un esempio brillante è una frase come:

“Esaltando l’unica cosa che è propriamente sua [del diavolo], cioè la distruzione, tenta di esaltare se stesso, ma l’unico suo risultato è di rendersi un verme mostruoso che cerca il proprio annullamento. Il resto è marketing” [Leumas il Drago, cap. 9, “Prima Notte”]

Personaggi

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Come spesso accade nel caso di racconti dai toni di parabola evangelica o che si avvicinano molto al dialogo socratico, anche in Leumas il Drago i personaggi sono volutamente stereotipati per rappresentare un dei topoi letterari. Ciononostante, dove è necessario, perfino Leumas abbandona la sua natura quasi semidivina e nell’indagine psicologica che ne viene fatta ci appare finalmente come un uomo, con i suoi affetti, i suoi desideri e le sue debolezze.

Leumas: è il grande protagonista del racconto e attorno a lui ruotano tutte le vicende eppure di lui sappiamo ben poco. Con la sua forza e fede incrollabile, appare come qualcosa di molto simile ad un angelo ma lo scoprire le sue debolezze di fronte al male lo avvicinano di nuovo ad un uomo comune, permettendoci di immedesimarci in lui nello scontro con il drago. Sappiamo che ha combattuto nel “Vis Daemoniorum”, che la sua famiglia è morta e che lui è in qualche modo maledetto, ma nulla viene spiegato in modo più approfondito e questo probabilmente aggiunge fascino e mistero a questo personaggio. Come ogni grande eroe, dovrà affrontare il grande male e sconfiggerlo solo con le proprie forze, trovando il coraggio di rifiutare ciò che ha sempre desiderato, prima di ottenere l’aiuto divino.

Drago/corvo: l’emissario del male, che si lascia intendere essere sempre lo stesso in forme diverse, è l’antagonista e quindi altro personaggio principale di Leumas il Drago. Nella sua forma di corvo è forse anche più interessante, poiché le sue armi sono l’intelletto e la dialettica ed è abilissimo a insinuare il dubbio nella fede incrollabile di Leumas, proprio come un buon servitore del male dovrebbe fare. Anche la tentazione finale che, come nella buona tradizione letteraria e cristiana, fa leva proprio sull’amore e sul desiderio del bene dell’eroe è molto ben orchestrata, solamente un poco repentino il cambio di rotta finale di Leumas. All’interno della buona caratterizzazione psicologica del cavaliere costruita in questa scena, la redenzione finale stona in quanto non trova motivazione psicologica e deve essere quindi, con qualche difficoltà, accettata come una qualche illuminazione divina.

Dio: è il terzo grande protagonista di Leumas il Drago. Ovviamente non compare mai ma è la forza che muove tutta l’azione in quanto fede inestinguibile nel bene supremo. Diventa quasi personificazione di speranza per un mondo ridotto in cenere.

Annalisa e Clotilde: le due fanciulle in pericolo che vengono salvate da Leumas. Come in ogni racconto epico e mitologico, sono poco più di un MacGuffin.

Briganti: portano dei colori come soprannomi e sarebbe interessante capire se questi colori significano qualcosa per l’autore. Esemplificazione del male terreno dell’uomo, diventano anche esempio delle varie strade che gli uomini possono seguire nella vita: verso la redenzione o verso la perdizione.

 

Leumas, il Drago – Valutazione finale

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La mia personale valutazione finale di Leumas il Drago è decisamente positiva e ancora migliorabile. Alcuni piccoli errori e cadute di stile sono infatti ancora rimediabili e allora sarò felice di dare al libro 5 penne meritatissime.

Si tratta di un libro intelligente e che induce alla riflessione, caratteristiche estremamente rare nella letteratura odierna e quindi secondo me massimamente preziose.

Certo, Leumas il Drago non è un romanzo adatto a tutti, ansi mi azzardo a dire che per la maggior parte delle persone il continuo esplicito riferimento al Dio cattolico potrebbe risultare fastidioso ma, da non cattolica agnostica, mi sento anche di dire che questa reazione di fastidio sia dovuta probabilmente più alla riflessione sulla spiritualità e sulla contrapposizione filosofica di bene e male in ogni uomo che il romanzo induce se non costringe a fare, che ad una vera pedanteria religiosa. Il romanzo riflette, infatti, sulla spiritualità secondo linee Agostiniane, Tomistiche e facendo ricorso alla dottrina manichea, ovvero in modo molto intelligente ed aperto ad opinioni diverse: NON è una fastidiosa ripetizione di dogmi cristiani e forse chi ha trovato irritante la presenza del divino e della religiosità dovrebbe fermarsi a riflettere più spesso sul proprio rapporto con la spiritualità, cercando di venire a patti con esso.

Nella trama di Leumas il Drago è comunque sempre presente, in modo forte ed esplicito, il riferimento al divino ed in particolare al Dio cattolico, fatto che lo inserisce, secondo me, più in un filone di letteratura filosofica cristiana più che propriamente nel genere del fantasy epico (Tolkieniano in primis) cui fa riferimento Samuel Valentini nel presentare la sua opera e di cui pure mantiene certe caratteristiche (il tema cavalleresco, l’ambientazione medievaleggiante, la presenza di creature mitologiche, la lotta tra bene e male). Il tema dell’antieroe, piccolo uomo comune, della provvidenza accennata ma mai esplicitamente affermata, del mito del buon pagano tipicamente tolkieniani (che rendono l’opera tolkieniana così popolare e universalmente apprezzata) e ripresi più o meno consapevolmente dalla maggior parte degli autori fantasy sono lontani anni luce da questo racconto, che assomiglia quasi più ad una parabola, un racconto dai toni del cattolicesimo medievale.

Detto questo torno a ribadire l’alta qualità del testo di Leumas il Drago e il mio sincero consiglio ad acquistare il romanzo e dare una possibilità a questo autore esordiente, di cui personalmente aspetto con ansia i prossimi lavori.