Recensione Darkwing – Davide Cencini –

Recensione Darkwing – Davide Cencini –

Scheda riassuntiva: Darkwing

Autore Davide Cencini
Titolo Darkwing I e II
Genere Fantasy – Sci-fi
N° pagine 550 + 530
Dove trovarlo  Amazon, La Feltrinelli, Ibs, Kobo, Mondadori…
Valutazione Penna rossa, indica 1 voto su 5 nel sistema di valutazione romanziPenna rossa, indica 1 voto su 5 nel sistema di valutazione romanziPenna rossa, indica 1 voto su 5 nel sistema di valutazione romanziPenna rossa, indica 1 voto su 5 nel sistema di valutazione romanziPenna grigia, indica un voto non assegnato nella scala di valutazione

Sinossi

copertina del primo volume di Darkwing

Copertina del primo volume di Darkwing

Terra. Un futuro non molto lontano.
La EnerFed Corporation collauda un nuovo reattore in grado di produrre energia illimitata, ma il sogno di un mondo migliore si trasforma in una tragedia. Peter non riesce a scappare in tempo: un’esplosione, il nulla.
Peter non è morto: è in un luogo chiamato Corown, e viene prescelto dalla Spada dai Sette Occhi per diventare il Darkwing, un guerriero investito di un potere terribile e oscuro che rischia di consumarlo. Riuscirà a servirsene per salvare coloro che ama? [da worldofdarkwing.com]

Darkwing – Recensione

Darkwing è un libro che ti sorprenderà.

Classificarlo è difficile:

  • Fantasy? Molto, ma non del tutto.
  • Fantascienza? Solo un tocco.
  • Parodia? Giusto per smorzare i toni.
  • Avventuroso? Quel tanto che basta per tenere il lettore col fiato sospeso.
  • Impegnato? A tratti, per non farci mancare nulla.

Darkwing è una commistione di stili, generi e momenti diversi che sa tenere un equilibrio ben calibrato che si sbilancia solo in rare occasioni, per dare spazio a riflessioni forse fin troppo esplicite per un libro di narrativa.

Pur apprezzando personalmente la volontà di inserire temi complessi e riflessioni importanti all’interno di un racconto appartenente ad un genere considerato di intrattenimento, non posso fare a meno di notare come queste riflessioni, in alcuni punti, sfuggano al controllo dell’autore, trasformando i personaggi in oratori e i dialoghi in monologhi che tendono a interrompere la famosa “sospensione dell’incredulità” che è la magia propria di ogni testo di fantasia.

Questi momenti non sono numerosi e possono forse essere perdonati ma a mio avviso è un peccato “imboccare” a questo modo il lettore, portandolo probabilmente ad infastidirsi, quando l’azione stessa potrebbe veicolo molto più efficace dei temi, che sarebbero comunicati al lettore senza dargli la sensazione di essere indottrinato.

Se si eccettua questo particolare Darkwing è un romanzo sa essere innovativo pur rimanendo egregiamente nei più classici canoni del fantasy epico.

Tanto coinvolgente quanto divertente fin dalla prima pagina, costellato di deliziosi riferimenti più o meno espliciti alla cultura pop, è una lettura imperdibile per qualsiasi appassionato del genere.

Forse è anche per questo che, dopo l’inizio in self-publishing, Darkwing è approdato alla casa editrice Ute Libri, che a mio parere ha scovato una piccola perla!

Trama

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La trama è… beh, un vero casino.

Si comincia “in media res” ma in realtà è solo il classico capitolo fast-forward che somiglia molto ad un trailer.

All’inizio ero rimasta delusa perché dalle prime pagine sembra davvero il solito fantasy trito e ritrito. Mi sono poi galvanizzata quando la narrazione è saltata ad un presente che è solo leggermente nel nostro futuro e io mi sono convinta che il primo capitolo fosse solamente la descrizione di una sessione di gioco di ruolo giocata dal protagonista. Infine sono rimasta di nuovo un po’ delusa quando ho capito che il primo capitolo non era altro che un fast-forward.

La trama gira attorno alle vicende di Peter Klein, un ex marine, guardia giurata, che viene scaraventato in una dimensione parallela estremamente fantasy dopo un esperimento finito male. Il lettore seguirà principalmente le vicende di Peter, con qualche excursus nelle vite della sua amica Jasmine e della nipote Amanda, rimaste sulla Terra.

Giunto su Corown, Peter inizia subito a mettersi nei guai risvegliando la Spada dai Sette Occhi, un’arma mitologica e dotata di coscienza, legata a filo doppio ad un oscurissimo oscuro signore, Xagash, il cui unico scopo è distruggere tutto e tutti.

Da quel momento il suo destino è legato alla spada, che cercherà di corromperlo (vi ricorda niente?), trasformandolo nel Darkwing. Ma la sua storia si intreccia anche con quella di molti personaggi più o meno positivi che lo accompagneranno e/o aiuteranno nel corso della sua strada verso Solenor, mitica città sede dei Solar, un ordine di monaci guerrieri che potrebbero sapere come separare Peter dalla spada e rispedirlo a casa.

Vi ho raccontato la storia di Darkwing davvero per sommi capi perché, come in ogni buon fantasy, le vicende si dipanano prima di tutto attraverso un viaggio verso la salvezza e poi attraverso molteplici avventure e vicissitudini.

Devo dire però che ammiro come l’autore ha saputo gestire un trama complessa senza lasciare buchi o incongruenze.

Linguaggio

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Il linguaggio sa adattarsi egregiamente alla scena che viene narrata e si evolve nel corso della narrazione proprio insieme all’evoluzione del personaggio principale.

Inoltre, la lingua utilizzata sa mutare, pur senza disturbare il lettore, anche nei passaggi tra la storia che si svolge su Corown e quella sulla terra, passando da un tono più epico ad uno più moderno e colloquiale.

Darkwing parte con un tono estremamente leggero, al limite del comico e della parodia, che si rintraccia spesso in alcuni tratti fortemente stereotipati di personaggi che sono ormai topoi del genere fantasy.

Nel corso della narrazione, però, mentre la lotta interiore di Peter inizia divenire sempre più aspra e il suo lato oscuro viene sempre più alla superficie, il linguaggio si adatta ad un ambientazione più dark e cupa.

Da lodare il modo leggero con cui l’autore riesce a trattare argomenti delicati come le differenze di religione, la fede, la cruda realtà della guerra o la violenza sulle donne, senza scaricare macigni sul lettore eppure senza sminuirli.

Punto debole: i passaggi da Corown alla terra e i cambi di punto di vista  sono a volte un po’ troppo bruschi, ma spesso si tratta di problemi tipografici (la classica riga vuota o un cambio di capitolo mancati) piuttosto che di lingua.

Personaggi

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I personaggi sono talmente tanti che anche in questo caso prenderò in considerazione solo i protagonisti e alcuni “gruppi” importanti.

Peter Klein: fondamentalmente un brava persona, immediatamente simpatico a chiunque, è abbastanza in linea con la classica figura dell’eroe pasticcione. Spesso è lui stesso che garantisce il release comico della situazione ma mano a mano che il suo rapporto con la spada si sviluppa questo accade sempre meno. Più che a una vera e propria “corruzione” verso il male assistiamo in Peter ad un progressivo “sfumare” dei limiti del male in una infinita scala di grigi, dove non è chiaro se fare il male per fare il bene sia lecito. Il tema della lotta tra bene e male è qui trattata in modo estremamente moderno, abbandonando la tradizionale dicotomia e inducendo anche il lettore a riflettere su quale possa essere la cosa giusta da fare nelle varie situazioni.

Spada dai Sette Occhi: più o meno inerte nel primo libro, nel secondo si rivela davvero come essere senziente e tendenzialmente di sesso femminile. È un’ammaliatrice e non risulta un essere tradizionalmente malvagio, quanto più un essere potente, libero dalle limitazioni di una morale umana, che prende ciò che vuole quando vuole. Questo la rende uno dei personaggi più affascinanti della narrazione e ammetto di aver desiderato di somigliarle.

Lyse: poco più di una bambina nel ruolo della donzella in pericolo all’inizio della narrazione, cresce e si fa personaggio complesso e misterioso man mano che la storia si evolve. Tuttavia, pur essendo importante per il forte legame che instaura con Peter, non viene lasciato molto spazio alle sue azioni e ai suoi pensieri, quindi rimane poco più che un abbozzo di personaggio.

Lidia: uno dei cyborg che potrebbe contribuire a spostare questo romanzo dal genere fantasy a quello della fantascienza. Non è chiaro da dove provenga nè quale sia il suo scopo, è tuttavia un personaggio molto interessante. Donna dall’apparenza forte, deve lottare con le sue debolezze, che la portano proprio malgrado a cercare la protezione e la sicurezza di un compagno. Lei è l’espediente per parlare della violenza sulle donne, con una sensibilità notevole per un uomo. L’unica cosa che mi ha lasciata perplessa è stata il fatto che dalle vicende di Lidia emerga il suggerimento che una donna abbia comunque bisogno di un uomo, di un “salvatore”, per riuscire ad uscire da una situazione di violenza domestica.

I Solar: i monaci guerrieri che, guidati dall’eroe mitico Adamantis, all’inizio del tempo hanno salvato Corown da Xagash. Sono un’ordine composto da persone che posseggono delle doti naturali per manipolare il “Radiant” una sostanza (o forse una radiazione) che pervade ogni cosa e permette di dominare magicamente gli elementi. La struttura dell’organizzazione Solar così come il concetto di magia, legato da una parte ad una dote naturale e dall’altra a quello di religione, sono estremamente interessanti e fuori dagli schemi del fantasy tradizionale.

Chiesa Toriana e Toras: un’organizzazione religiosa dedita al culto del do Helios. Il pantheon e l’organizzazione della religione sono un altro tema estremamente interessante in Darkwing. Il concetto di fede per come lo consociamo noi non ha infatti ragione di esistere su Corown, dove le preghiere dei monaci vengono regolarmente ascoltate ed esaudite con miracoli di vario tipo. I monaci Toras non devono quindi credere nell’esistenza del loro dio, perché hanno le prove, devono solo confidare che il loro dio sia più forte degli altri e possa proteggerli. Quando Kai (un monaco Solar) chiede a Peter come possa avere fede senza alcuna prova tocca in effetti uno degli argomenti più spinosi riguardanti la fede.

Sindel e Vonatar: nella maggior parte delle loro caratteristiche, sono la quintessenza del cattivo da fantasy classico (o meglio ancora da gioco di ruolo) e per questo suscitano un sorriso più che un tremito di paura e non riescono a farsi odiare nemmeno provandoci. Sono, a mio avviso, il vero nucleo del lato parodico di questo romanzo: sono infatti la caricatura del cattivo e della sua fedele sottoposta, sia nella scelta degli abiti (tutine scosciate per lei, armatura e maschera da teschio per lui) che negli atteggiamenti. Tuttavia, mentre Vonatar sembra di fatto essere una caricatura di Sauron, nel secondo romanzo Sindel riesce a mostrarci anche il suo lato umano, le sue emozioni e una caratterizzazione più profonda di quanto possa sembrare in principio. Sindel sembra infatti incarnare ancora una volta quella figura di donna forte che scegliere sempre l’uomo sbagliato che abbiamo già visto in Lidia.

Conclusioni

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Darkwing è forse la lettura che mi sento di consigliare con maggior ardore fra quelle che ho già recensito qui. Ha tutti gli elementi per essere un romanzo completo: divertente, coinvolgente, profondo e problematico nelle sue riflessioni. Non è solo un racconto di intrattenimento ma anche e soprattutto una storia che resta nel cuore. Nel mio cuore è sicuramente rimasta e anche nella mia mente perché i due libri che ho avuto il piacere di leggere tutti d’un fiato sono solo la prima parte di questa saga.
L’autore mi ha promesso che il prossimo capitolo uscirà a breve. Io sono già qui ad aspettarlo e intanto mi tengo aggiornata e mi leggo tutte le curiosità sul mondo di Darkwing!

Recensione Together – Elisabetta Modena –

Recensione Together – Elisabetta Modena –

Scheda riassuntiva: Together

Autore Elisabetta Modena
Titolo Together
Genere Sentimentale- Paranormal Romance
N° pagine 222
Dove trovarlo Amazon
Valutazione Penna rossa, indica 1 voto su 5 nel sistema di valutazione romanziPenna rossa, indica 1 voto su 5 nel sistema di valutazione romanziPenna rossa, indica 1 voto su 5 nel sistema di valutazione romanziPenna rossa, indica 1 voto su 5 nel sistema di valutazione romanziPenna grigia, indica un voto non assegnato nella scala di valutazione

Sinossi

Together è un romanzo che sa andare al cuore dei lettoriNatanaele e Benedetta sono finalmente insieme, dopo il travagliato inizio della loro incredibile storia d’amore. Lui ora è un astro nascente del panorama musicale, lei una giovane infermiera che studia in ospedale. Entrambi hanno scelto strade impegnative e stare insieme si rivela molto difficile. Oltretutto Benny non sopporta il mondo dello spettacolo e che il suo ragazzo sia circondato da entusiastiche fan, mentre Nat non vede di buon occhio i nuovi amici della sua fidanzata.
Entrambi si rendono conto che il loro futuro insieme non è scontato.
Benedetta cerca sicurezza e appoggio: sarà in grado di fidarsi ancora di Natanaele?
E lui riuscirà a farla sentire amata e protetta o la perderà per realizzarsi come musicista?
Qual è la cosa giusta da fare quando tutto è incerto?
Saranno in grado di ascoltare ancora la voce degli arcangeli, annunciatori del Cielo e dell’Amore senza limiti e confini?
 [da Amazon]

Together – Recensione

Nonostante io non sia una grande appassionata di genere rosa, ancora una volta mi trovo a recensire una storia romantica dovendo ammettere di essere rimasta piacevolmente sorpresa. Chissà, forse il mio problema era solo non aver ancora trovato le autrici giuste, che riuscissero ad appassionarmi con una storia d’amore.

Together è in realtà il terzo libro di una trilogia, tuttavia è perfettamente leggibile anche romanzo “stand-alone”, salvo qualche piccola lacuna sul passato dei due protagonisti, che pure non compromette la godibilità della storia. Inoltre, Elisabetta Modena, l’autrice, mi ha chiesto tanto gentilmente di leggere Together e dare il mio parere che non ho potuto rifiutare.

Dopo aver letto questa storia, essere stata stuzzicata da alcuni riferimenti alle due trame passate e aver goduto della bravura narrativa dell’autrice, penso proprio che mi dedicherò alla lettura anche dei due capitoli precedenti. (E ovviamente poi vi farò sapere le mie opinioni!)

Trama

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La trama di Together non è particolarmente complicata, o perlomeno non più di quanto lo sia la vita di tutti coloro che hanno una vita ed una storia d’amore allo stesso tempo. Ho reso l’idea?

Natanaele e Benedetta sono, infatti, una coppia all’apparenza perfettamente normale: due ragazzi giovani che stanno insieme, hanno vite intense e progettano un futuro insieme. Ciò che rende veramente speciale questa coppia è, però, l’origine decisamente particolare del ragazzo: Natanaele è infatti un angelo che ha rinunciato alla propria natura per Benedetta.

Ok, devo confessarlo, queste sarebbero proprio le premesse di un libro che non avrei mai nemmeno sollevato dallo scaffale di una libreria: eppure Elisabetta ha saputo sorprendermi.

I problemi che i due ragazzi devono affrontare nello svolgersi di Together, infatti, non sono le classiche trame struggenti dell’amore impossibile tra un essere sovrannaturale e un’umana, bensì i problemi che una qualsiasi coppia può trovarsi ad affrontare. Problemi resi solo un tantino più complicati dal fatto che il bellissimo (beh, ovvio che è bellissimo, è un angelo!) Natanaele lavora come modello e sta per intraprendere una folgorante carriera musicale.

E tu penserai, come me: e chi non vorrebbe un ragazzo angelico (letteralmente), bellissimo, innamoratissimo e pure famoso? Beh, se ti fermassi a riflettere, forse cambieresti idea. Ed è proprio quello che scopre anche Benedetta, una normalissima ragazza che cerca di farsi strada nella vita studiando infermieristica (una facoltà tutt’altro che semplice) e che sta ancora decidendo cosa vuole davvero essere da grande mentre Natanaele preme per sposarsi in fretta. La forza di Benedetta nel rimanere sulle sue posizioni, così come l’intelligenza con cui pensa al futuro e affronta i suoi dubbi sono ciò che più mi ha affascinato.

Una pecca? Il fatto che Benedetta alla fine ceda e Together si concluda davvero con un matrimonio anzitempo. Sarò femminista, ma avrei preferito vedere Benedetta almeno laureata prima.

E forse anche, per il mio personalissimo gusto, l’eccessiva “umanità” dei tre Arcangeli, amici di Natanaele e che per qualche misteriosa ragione (forse illustrata nei capitoli precedenti) vivono sulla terra come comuni mortali. In effetti, da tre Arcangeli si sarei aspettata un pizzico in più di ieraticità.

Linguaggio

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Il linguaggio utilizzato è fresco e piacevoleTogether un romanzo chiaramente rivolto a ragazzi tra i 20 e i 30 anni, che meglio possono relazionarsi alla situazione dei due protagonisti e il linguaggio sa adattarsi perfettamente a quello di questa fascia di età.

Semplice e senza eccessivi arzigogoli, riesce a esprimere con efficacia pensieri ed emozioni dei personaggi, perlopiù senza cadere in espressioni banali. In generale un linguaggio caratterizzato da scelte lessicali semplici e da strutture sintattiche lineari che, pur senza farsi segnalare per eleganza, sono scorrevoli: con un linguaggio del genere è molto facile smettere di vedere la pagina scritta per visualizzare invece i personaggi.

Una nota di merito per alcuni passaggi riguardanti gli Arcangeli e in particolare Gabriele, l’amante delle arti: quando si tratta di lui, infatti, il tono riesce ad alzarsi quel tanto che basta per darci davvero l’impressione di essere al cospetto di un essere solenne.

Peccato che questa caratteristica venga un poco meno quando si tratta di Raffaele, che pur parla con la saggezza di un essere millenario, e completamente quando si giunge a Michele, ritratto, secondo me un po’ erroneamente considerando l’angelologia, come una sorta di motociclista scapestrato.

Personaggi

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Non sono molti i personaggi principali di Together, ma secondo il mio parere sono stati ben delineati, con tratti di personalità precisi che aiutano a caratterizzarli fortemente. Solo i due protagonisti sono psicologicamente analizzati nel dettaglio, tuttavia anche i personaggi che ruotano intorno a loro e contribuiscono a “muovere la storia” non danno l’impressione, come spesso accade, di essere solo figure di cartone, meri  e fastidiosi McGuffin.

Benedetta: è una ragazza normale. È carina senza esagerare, intelligente senza essere un genio e impegnatissima nel provare a diventare un’infermiera. Il percorso di infermieristica, con i suoi esami alternati ad estenuanti sessioni di tirocinio, non è affatto facile e il lettore riesce a vedere benissimo l’effetto che la stanchezza e lo stress hanno su di lei. Ha un carattere fondamentalmente buono ma senza scadere nell’eccesso della classica Mary Sue, è infatti capace anche di pensare in termini egoistici e di scaricare le colpe sugli altri, come farebbe chiunque. Inoltre, è una ragazza confusa che sta ancora cercando di capire quale sia la sua strada. Giustamente, visto che ha poco più di vent’anni. È inoltre un carattere indipendente, che non pende dalle labbra del suo ragazzo, ma vuole affermare la sua personalità. Non ho potuto fare a meno di ammirarla per tutto il romanzo.

Natanaele: dal momento in cui ho saputo che si trattava di un angelo mi sono aspettata il classico personaggio maschile fin troppo perfetto. Ebbene mi sono sbagliata e anche lui è un personaggio che ha saputo affascinarmi, anche se meno di Benedetta. Pur avendo le super-caratteristiche di un angelo – bellissimo, bravissimo in tutto ciò che fa, con un talento artistico incredibile – possiede anche tutta una serie di pecche incredibilmente umane – una buona dose di egoismo, gelosia, una certa irascibilità e anche una certa tendenza a voler dominare. Insomma, si è integrato perfettamente nel mondo umano e l’unica cosa sovrumana che ha è l’incrollabile certezza di amare follemente Benedetta (anche se ci viene detto che questa certezza ha vacillato in passato) ma d’altronde ha rinunciato alle ali per lei, non l’avrebbe fatto se non fosse stato certo.

Gabriele, Raffaele e Michele: devo confessarlo, mi sono mezza innamorata di Gabriele. Ma mettendo da parte l’affinità personale, i tre Arcangeli sono chiaramente delineati secondo i loro tradizionali ruoli nella tradizione cristiano-ebraica: Gabriele, il messaggero, è uno scrittore e un amante delle arti; Raffaele, il guaritore e la guida spirituale dei giovani, è un dottore ed è colui da cui Benedetta va sempre per chiedere un consiglio; Michele, il guerriero di Dio, è il carattere più brusco e decisamente aggressivo. L’unico che secondo me in alcune cose esce un po’ dalla tradizione è Michele: il suo look ribelle mal si adatta, infatti, alla tradizionale figura di figlio modello di Dio, ligio alle regole e sempre pronto a obbedire. Se posso aggiungere una nota, peccato non aver avuto anche un assaggino di Lucifero (ma io sono malata, lo so.)

Pasquale Nando e Davide Ferri: forse i personaggi meno ben delineati ma che comunque servono al loro scopo. Sono i due manager con cui lavora Natanaele e sono sostanzialmente due spietati squali dello spettacolo che, pur di guadagnare sfruttando la gallina dalle uova d’oro, non si fanno scrupoli a mettersi in mezzo alla relazione fra lui e Benedetta. Pur essendo solo accennati e largamente aderenti allo stereotipo dello spietato uomo di successo, si vedono poco nel corso del romanzo e sono più che altro nominati in relazione ai problemi che sorgono mano a mano. Sì, forse loro somigliano un po’ a espedienti per far proseguire la storia.

Together – Conclusioni

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Probabilmente un 3 penne e mezzo sarebbe una votazione più accurata per Together. Tuttavia ho scelto di non dare mezzi punti e ho quindi valutato che il romanzo “pendesse” più verso le 4 penne che verso le tre perché, pur non facendosi notare per exploit eccezionali in termini di trama o linguaggio, rimane da premiare l’originalità nel trattare un tema che poteva essere trito e ritrito, l’amore tra un’umana e un essere sovrannaturale.

Inoltre, a favore di Together va: un protagonista maschile non stereotipicamente perfetto, una protagonista femminile lontana dal cliché della donzella in pericolo, della retorica cattolica tutto sommato ben dissimulata all’interno del complesso del romanzo.

Ripeto, infine, che andrò sicuramente a leggere anche i due capitoli precedenti poiché non posso esimermi dal soddisfare la curiosità che Together ha suscitato e che avrei preferito un finale in cui il buon senso trionfasse sull’amore e il matrimonio fosse rimandato a data da destinarsi. Ma tutto sommato forse la stragrande maggioranza delle lettrici di romanzi rosa non sarebbe d’accordo con me quindi, bella scelta Elisabetta!

 

Recensione I Custodi della Notte – Manuela Dicati –

Recensione I Custodi della Notte – Manuela Dicati –

Scheda riassuntiva: I Custodi della Notte

Autore Manuela Dicati
Titolo I Custodi della Notte – 1
Genere Fantasy – Young Adult – Paranormal Romance
N° pagine 344
Dove trovarlo Amazon, Mondadori Store, IBS
Valutazione Penna rossa, indica 1 voto su 5 nel sistema di valutazione romanziPenna rossa, indica 1 voto su 5 nel sistema di valutazione romanziPenna rossa, indica 1 voto su 5 nel sistema di valutazione romanziPenna grigia, indica un voto non assegnato nella scala di valutazionePenna grigia, indica un voto non assegnato nella scala di valutazione

Sinossi

Recensione I Custodi della NotteAnne è una ragazza come tante e a 23 anni ama due cose nella vita: la musica, per cui ha uno straordinario talento, e Chris, il ragazzo dolce e bellissimo che le ha rubato il cuore. Ogni notte i due giovani si incontrano e si scambiano un tenero bacio, ma Chris…nella realtà non esiste. E’ solo il frutto della sua fantasia e dei suoi sogni. Un giorno, tornando a casa dal lavoro sotto un diluvio infernale, Anne si scontra con un ragazzo e con grande sorpresa scopre che è proprio lui: Chris.
Da quell’incontro la vita e il mondo di Anne vengono completamente stravolti. Tra Vampiri, streghe, sette millenarie, profezie e combattimenti, la ragazza viene catapultata in una realtà ben diversa da quella che ha sempre conosciuto e si chiede se una semplice umana è in grado di farne parte. Ma forse…Anne non conosce completamente se stessa, perché le cose, anche le più semplici, non sono mai ciò che sembrano. [da Amazon]

I Custodi della Notte – Recensione

I Custodi della Notte della notte è un libro che si trova in bilico fra paranormal romance e young adult.

È dotato di quel romanticismo struggente che solo le storie fra ragazzi che credono nell’amore a prima vista possono avere ed è troppo stereotipicamente sdolcinato per essere davvero di attrattiva per un adulto.Tuttavia non ha quelle caratteristiche da romanzo di formazione che si dovrebbero rintracciare in un young adult come si deve.

Messi da parte i miei pregiudizi sul romanticismo adolescenziale e passando sopra ad una trama dalla struttura “tira-e-molla” che diventa noiosa dopo un po’, è nel complesso un libro godibile, che si lascia leggere, complice lo stile semplice ma piuttosto scorrevole della scrittrice.

Trama

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La trama di base de I Custodi della Notte, ovvero l’esistenza stessa dei Custodi della Notte, è l’elemento più intrigante del romanzo e quello che mi ha convinta a leggerlo. Tuttavia alla prova pratica manca quasi completamente di originalità.

In realtà, infatti, la trama si rivela ben presto una copia venuta non troppo bene di quella de “I cavalieri dello zodiaco”:

  • un ordine non meglio identificato di esseri più o meno umani viene istituito all’alba dei tempi da una Dea che conferisce loro poteri sovrumani;
  • una ragazza giovane, bella, ricca e orfana che crede di essere una comune umana scopre ad un certo punto di avere strani poteri.

Vi ricorda qualcosa?

L’accenno ad un mondo “sotteranneo” e parallelo al nostro, fatto di vari tipi di esseri sovrannaturali che vivono secondo le regole dettate dalla Dea all’alba dei tempi, avrebbe potuto offrire spunti virtualmente infiniti per creare intrecci avvincenti.

Questo aspetto viene però solo accennato e, sospetto, solo per giustificare la presenza del classico “supercattivo” vampiro che vuole uccidere/possedere la ragazza un po’ per pura cattiveria, un po’ perché così ne avrebbe numerosi vantaggi.

Nemmeno il mondo del misterioso ordine dei Custodi della Notte, un mondo che con la sua vastità e segretezza avrebbe potuto essere intrigante come solo una setta pseudo-massonica sa essere, viene in effetti indagato.

Ci vengono presentati solo alcuni personaggi, ma in alcuni momenti danno l’impressione di essere lì semplicemente per “fare numero”.

Infine, la trama risente di una cattiva strutturazione, che la sottopone a numerosi cali di tensione in una struttura “idillio d’amore-attacco del supercattivo” che dopo la seconda reiterazione ha già stancato e risulta piuttosto prevedibile.

Linguaggio

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Il linguaggio utilizzato è semplice ma scorrevole e probabilmente si rivela l’elemento migliore del romanzo, rendendolo comunque una lettura gradevole.

La strutturazione delle frasi è corretta, mai troppo laboriosa, e nel complesso fa scorrere la narrazione senza intoppi fino alla fine.

Tuttavia lo stile risulta complessivamente piuttosto piatto, senza riuscire a costruire vera tensione nei momenti topici.

Il lessico è anch’esso piuttosto semplice e a tratti ripetitivo, soprattutto quando si tratta di descrivere le scene d’amore e di sesso fra i due protagonisti.

Le scene di sesso in particolar modo sono (inutilmente) numerose e monotone, senza riuscire ad essere veramente erotiche. Hanno uno stile descrittivo, eppure si percepisce un non so che di “vorrei ma non posso”: ovvero vorrei essere sensuale ed erotica ma voglio anche essere candida e romantica.

Questo risulta nel fatto che, pur affermando esplicitamente che i due protagonisti fanno del sesso grandioso, i gesti e le effusioni descritte sono ripetitive e non particolarmente eccitanti.

Personaggi

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I personaggi de I Custodi della Notte si dividono, a mio parere, in caratteri delineati per grandi pennellate ma gradevoli e ben costruiti, e alcuni stereotipi, che a tratti si contraddicono per andare incontro alle esigenze di trama, risultando così senza spessore.

Purtroppo, fra questi ultimi si possono annoverare i due protagonisti.

Anne Rose: una ragazza giovanissima, senza alcuna esperienza amorosa, di una bontà disarmante. Basterebbero probabilmente queste tre caratteristiche a far annoverare questo personaggio fra le tante Mary Sue che circolano nella letteratura italiana odierna, ma purtroppo non è finita qui. Anne è infatti anche orfana e ricca, eppure svolge comunque non uno ma due lavori. Suona il piano con la bravura di Mozart e ovviamente è splendida senza rendersene conto. Oltre a tutto ciò, non esita a sacrificarsi per non far soffrire il suo amore e riesce a perdonare anche chi la tradisce, consegnandola al nemico. Ah, dimenticavo, ha dei poteri eccezionali, superiori a chiunque altro, che non fa troppa fatica ad imparare a governare. Insomma, dove sono i difetti di questa ragazza? Nello sbottare senza senso che mette a repentaglio la vita di un povero ragazzo che in fondo non le aveva fatto niente? No, quello è imputabile agli ormoni di una gravidanza che arriva prontamente subito dopo il matrimonio…

Chris: 700 anni e non sentirli. I Custodi della Notte sono ovviamente esseri immortali, eppure non mi sembra che il fatto di aver vissuto diversi secoli abbia aggiunto nulla alla saggezza di Chris. All’inizio è il bel tenebroso un po’ antipatico, perché ormai lo stereotipo delle storie d’amore è quello di iniziare detestandosi ed attraendosi  irresistibilmente. Poi, sebbene ogni singolo personaggio che lo conosce da secoli ci dica che è sempre stato freddo, riflessivo, preparato e dedito al suo lavoro, inizia a comportarsi come un ragazzino di 15 anni innamorato, riducendosi all’inedia per amore e agendo in modo del tutto sconsiderato ogni volta che un pericolo (o un atro ragazzo) insidia la sua amata. Se questo è un anziano dei Custodi della Notte, non oso immaginare quelli giovani.

Dracos: è un supercattivo (a cominciare dal nome), non c’è molto altro da dire. Fa il male perché lo diverte, o così pare. Ci viene detto che è diventato cattivo per sete di potere, ma d’altronde continua a vivere nell’ombra, negli scantinati e ben nascosto dal mondo quindi… di che tipo di potere stiamo parlando? Il particolare più interessante è la sua “storia”, che ad un certo ci punto ci viene raccontata da lui stesso (ovviamente mentre tergiversa in modo da permettere ai buoni di salvare Anne). Idea carina riferirlo ad un personaggio storico, ma forse sarebbe stato meglio utilizzare questo particolare per giustificare la sua malvagità e non dico altro per non spoiler are troppo. Ovviamente, da buon cattivo moderno, oltre ad essere violento e ironico è anche lascivo e volgare, perché adesso va di moda così.

Per fortuna, quando si inizia a parlare dei personaggi secondari le cose vanno leggermente meglio.

Martin: è un personaggio tenero e spiritoso. Il suo carattere è solo accennato ma piuttosto coerente e riesce ad aggiungere una nota comica a scene che altrimenti sarebbero potute essere molto piatte. Nonostante ostenti noncuranza e un atteggiamento da “ragazzaccio” dimostra molta più saggezza del fratellino più giovane.

Francis: davvero un bel personaggio femminile. Pur essendo un po’ mascolina, rimane una donna forte e indipendente, che sa affermare le proprie convinzioni e come una leonessa difende i propri cari con le unghie e con i denti. Ha lei stessa una certa saggezza, seppure il suo carattere irruente a volta la faccia agire d’impulso. Ancora una vola, sebbene sia giusto accennato per grandi tratti, il suo carattere è coerente e le conferisce una certa profondità.

Roger: l’unico personaggio che sembra davvero avere vissuto per secoli e secoli, tuttavia tutta questa saggezza appiattisce un po’ il suo carattere su quel classico “padre di famiglia”, buono e autorevole, sicuramente saggio, sempre pacato.

I Custodi della Notte – Conclusioni

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Nel complesso, I Custodi della Notte è un romanzo abbastanza piacevole, che è in grado di far trascorrere dei buoni quarti d’ora, pur con qualche calo di tensione che scivola a tratti nella noia.

Tuttavia mi è sembrato di riscontrare un forte potenziale inespresso: molte buone idee di base, infatti, vengono appena accennate, senza quell’approfondimento che avrebbe potuto dare vero spessore alla storia.

Un mondo, che potrebbe risultare molto interessante, fatto di innumerevoli esseri sovrannaturali che convivono secondo regole millenarie viene completamente messo in secondo piano per seguire una storia d’amore che è in realtà sostanzialmente risolta nelle sue problematiche già dai primi capitoli.

Una trama strutturata su un tira e molla di tensione mai espressa nel suo pieno potenziale, inoltre, crea momenti di noia che potrebbero scoraggiare il lettore poco tenace.

Proprio questi momenti sono ciò che mi fanno dire che purtroppo con questo romanzo non è scoccata la scintilla: quella sospensione dell’incredulità, quella fascinazione che induce a girare pagina dopo pagina e a rimpiangere la vita di ogni giorno che si frappone fra il lettore e la sua lettura.

Insomma molte potenzialità poco espresse, per un libro che sa fare il suo dovere di intrattenimento, senza picchi di vero coinvolgimento e nonostante diversi cali di tensione.

Recensione L’Erede della Luce – Luca Rossi –

Recensione L’Erede della Luce – Luca Rossi –

Scheda riassuntiva: L’Erede della Luce

Autore Luca Rossi
Titolo L’Erede della Luce
Genere Fantasy – Sci-fi – Erotico
N° pagine 170
Dove trovarlo Amazon
Valutazione Penna rossa, indica 1 voto su 5 nel sistema di valutazione romanziPenna rossa, indica 1 voto su 5 nel sistema di valutazione romanziPenna rossa, indica 1 voto su 5 nel sistema di valutazione romanziPenna grigia, indica un voto non assegnato nella scala di valutazionePenna grigia, indica un voto non assegnato nella scala di valutazione

 

Sinossi

Copertina de L'Erede della Luce di Luca Rossi
Dopo essere tornata indietro nel tempo per salvare l’isola di Turios e ricucire il tessuto temporale, Lil, in fin di vita, viene curata nell’antico villaggio dei suoi avi, la cui ribellione scatena la pesante rappresaglia dell’esercito reale. Rimasta sola e separata dalla sacerdotessa Miril, sua guida e compagna, Lil si trova di fronte a una scelta impossibile: rinunciare alla propria vita e a quella di tutti gli abitanti del suo mondo salvando i rivoltosi o assistere impassibile al loro sterminio.

Intanto Miril è tenuta prigioniera nel Palazzo Reale dei nemici, dove tutti i suoi poteri sono inefficaci contro una magia ben più antica e potente della sua e dove, per riottenere la libertà, dovrà superare una serie di prove mortali nelle quali il pericolo maggiore è rappresentato da se stessa.

Nel futuro, la bellissima regicida Milia attende mestamente la sua esecuzione mentre il regno è stravolto dai cambiamenti della regina Aleia, capace in poco tempo di ridare lustro e importanza al trono e conquistare il popolo. La nuova Isk è però minacciata dagli sconvolgimenti messi in moto dal mago Aldin, costringendo la sovrana a guidare una pericolosa spedizione nel passato.

I cambiamenti temporali scatenano tuttavia degli effetti sempre diversi, portando Lil a spingersi ben oltre il limite nell’uso dei suoi poteri magici, al punto da abusarne e attirare persino l’attenzione di chi detiene il potere assoluto sull’evoluzione dei pianeti. Nel nucleo centrale del governo della Federazione dei Mondi, il Presidente Molov non perde tempo e decreta la più grave delle punizioni per chi si è reso colpevole dell’uso di un potere che si credeva scomparso da millenni. [da Amazon]

L’erede della luce – Recensione

Eccomi finalmente a recensire il secondo volume della trilogia “fantasy” di Luca Rossi: L’Erede della Luce. Avevo lasciato il primo libro, I Rami del Tempo, con qualche dubbio sull’evoluzione della trama, sulla caratterizzazione dei personaggi e sul linguaggio utilizzato.
Devo dire che alcuni dei miei dubbi sono stati confermati, altri sono stati invece dissipati almeno in parte .
Sicuramente ho percepito nel romanzo un generale miglioramento (lo ritengo infatti più godibile di quanto non fosse il primo) mentre si è insinuata una certa perplessità su quale debba essere la “classificazione” in generi letterari: è un fantasy che sembra fantascienza? È fantascienza mascherata da fantasy? Non è facile stabilirlo, e questo non è necessariamente un male! Anzi, a mio avviso aggiunge una nota di unicità al testo che, in un mondo di fantasy (quasi) tutti uguali, non guasta mai.

Trama

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Se la trama del primo romanzo era piuttosto semplice e lineare, malgrado molte digressioni che continuo fortemente a ritenere inutili e in parte anche fastidiose, quella de L’Erede della Luce è decisamente più complessa, se non altro perché i personaggi vengono improvvisamente separati non appena raggiungono la fine del loro viaggio nel tempo. Non aspettatevi però intrecci complicati alla Martin: la narrazione procede in modo lineare, parlando prima di Lil e poi di Miril quando la prima sta per ricongiungersi alla seconda.
D’altronde, è evidente che proprio Lil è la grande protagonista de L’Erede della Luce. Finalmente riusciamo a conoscerla meglio: lo spazio lasciato all’indagine psicologica è in questo caso più ampio, anche se, secondo me, in molti punti la caratterizzazione risulta ancora una volta un po’ ingenua riguardo alla realtà della psiche femminile.
Inoltre, ne L’Erede della Luce si vede finalmente un po’ di azione, anzi, un sacco di azione, e questo aiuta a rendere la trama più interessante e il romanzo piacevole.
Infine, in questo volume si aggiunge almeno un colpo di scena (anche in questo caso si tratta di un colpo di scena molto vicino alla fine che ci lascia con una storia a metà, ma a questo ci eravamo abituati) davvero inaspettato che fa venire al lettore una discreta acquolina in bocca riguardo al terzo romanzo, ancora da pubblicare.
Ne L’Erede della Luce il tema del viaggio nel tempo e dei paradossi temporali riesce ad essere al tempo stesso il protagonista ed ad essere escluso dall’azione : se ne parla un sacco, è il motore che muove molte azioni dei personaggi ed è anche ciò che provoca il colpo di scena finale a sfondo fantascientifico, eppure non resta impresso, non si ha la sensazione che sia il focus della storia, non ci si chiede nemmeno una volta (o almeno io non l’ho fatto) “riusciranno i nostri eroi a riportare il tempo sui binari?”, se non nelle due pagine in cui finalmente ci vengono mostrati questi “catastrofici” effetti sulle linee temporali. Insomma, il viaggio nel tempo è il motore dell’azione eppure tende a scomparire letteralmente nella narrazione.
Tuttavia, la cosa che più mi ha lasciata perplessa e che non sono riuscita a capire è stata la scelta del titolo, secondo me un grosso handicap per il libro: non sono infatti riuscita a decifrare in alcun modo a chi o cosa si riferisca “L’Erede della Luce”.

Lingua e stile

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Lo stile narrativo mi è parso migliorato: è scomparso quell’uso quasi telegrafico della lingua che mi aveva leggermente infastidito ne I Rami del Tempo e le frasi tendono ora ad essere complete e ben articolate.
Lungo tutto L’Erede della Luce la lingua continua ad essere piuttosto semplice e diretta, virando leggermente verso un registro più alto e assumendo uno stile più definito e piacevole solo quando si entra nel regno della fantascienza. A questo punto sembra che lo scrittore abbia ritrovato il suo elemento e lo stile si fa improvvisamente interessante, con una scrittura che sembra adattarsi ai vari personaggi caratterizzandoli meglio di quanto abbia mai fatto con i protagonisti.
Anche ne L’Erede della Luce non c’è nulla da segnalare né in materia di errori né di particolari virtuosismi linguistici, ma anche in questo ambito mi è sembrato di vedere un netto miglioramento.

Personaggi

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Malgrado ne L’Erede della Luce vi sia un più ampio spazio alla caratterizzazione dei personaggi e alla descrizione dei loro pensieri ed emozioni, soprattutto per quanto riguarda Miril e Lil, da una parte ho percepito questo spazio come ancora insufficiente per altri personaggi, dall’altra mi è sembrato di vedere ancora una certa ingenuità nel descrivere la psiche degli elementi femminili, così come una scarsa motivazione delle azioni di alcuni personaggi, in particolare nei momenti di pericolo e tensione.
L’impressione è che, per non annoiare il lettore, Luca Rossi si concentri solo sull’azione ma, a mio parere, questo atteggiamento crea alcune difficoltà ad empatizzare con personaggi che somigliano più a marionette che a persone.

Bashinoir: morto alla fine del libro precedente, di fatto scompare quasi completamente e da subito da L’Erede della Luce e dai pensieri di Lil, che nonostante sia stata sua moglie e convinta di amarlo per tanti anni, ora vive per Miril.

Lil: gli eventi de L’Erede della Luce ne fanno la protagonista almeno fino alla metà della vicenda e la costringono a prendere in mano la situazione, ovvero a pensare, agire, decidere da sola. Ciononostante e malgrado sia il suo personaggio ad essere quello maggiormente indagato a livello psicologico, nonché uno dei pochi personaggi di cui riusciamo a conoscere direttamente pensieri ed emozioni, rimane lo stereotipo della pulzella gentile (che però non deve più essere salvata). Il fatto che si preoccupi di aver fatto del male ai due personaggi che stanno cercando di violentarla la rende qualcosa di molto simile a Madre Teresa di Calcutta (solo più giovane e bella), mentre le sue azioni ci fanno lentamente (ma neanche troppo) capire che abbiamo a che fare con la classica “prescelta” con poteri eccezionali che in due mesi padroneggia meglio della sua maestra. Ok, forse mi sto accanendo troppo su questo personaggio perché non mi è affine, ma rimango convinta che il nome adatto per Lil rimanga Mary Sue (link). (Ovviamente rimango a disposizione di chiunque per le confutazioni, che sono sempre bene accette!)

Miril: ne L’Erede della Luce la sacerdotessa ha meno spazio, soprattutto perché la sua allieva l’ha superata e ha preso in mano la situazione. Miril rimane uno dei personaggi più coerenti e apprezzabili: è pacata, sa essere fredda quando serve e ha una forza spirituale che le permette di fronteggiare una delle scene più interessanti del romanzo (con vasti riferimenti all’eterno tema del doppio) che però, a mio avviso, è stata risolta in modo troppo sbrigativo con una semplice scena d’azione.

Re Beanor: ce ne siamo liberati e, lasciatemelo dire, sia lode a Milia per questo!

Maghi: a mio avviso tendenzialmente irrilevanti ne L’Erede della Luce.

Mogli di Beanor ovvero:

Milia: è un personaggio dalle mille sorprese. In principio fanciulla modesta ne I Rami del Tempo, si evolve fino a diventare un’infida manipolatrice e infine una regicida. Ne L’Erede della Luce cade dalla padella nella brace finendo tra le braccia della regina Aleia ma, da quanto ci viene raccontato, sembra iniziare a infatuarsi dell’algida regina. Tuttavia, quando tutti i personaggi si ritrovano a dover fare fronte comune per affrontare una situazione di pericolo più grande di loro, Milia diventa il prototipo della ragazza infida e nemmeno troppo intelligente, visto che gioca contro la sua stessa squadra senza avere la certezza di ottenere nulla in cambio da quelli che, peraltro, sono di fatto esseri alieni e superiori. Un atteggiamento che, secondo le mie basilari conoscenze di psicologia, va contro ogni istinto di sopravvivenza.
Aleia: un’altra donna forte e intelligente, una sorta di donna-uomo che somiglia abbastanza a Miril, sebbene ne esasperi le caratteristiche fino a farle divenire negative. Usa l’intelligenza per manipolare chi le sta intorno; usa il potere (non esclusivamente) per il proprio piacere personale fino a somigliare molto a un despota; è dura fino a divenire inflessibile. Tuttavia, a mio avviso, non è un personaggio totalmente negativo e questo la rende uno dei più interessanti.

Molov: il Presidente della Federazione dei Mondi è un personaggio enigmatico di cui scopriamo pochissimo ma che, per le sue incredibili peculiarità e per il suo atteggiamento distaccato e vagamente dispotico, non può che stuzzicare la curiosità del lettore. Tutti i personaggi che afferiscono a questo mondo fantascientifico, in realtà, sono estremamente peculiari, ben caratterizzati anche dal linguaggio utilizzato e quindi molto interessanti. Dimostrano, finalmente, l’abilità di questo scrittore.

L’Erede della Luce – Conclusioni

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Prima di concludere lasciami esprimere il mio rammarico per non avere trovato traccia ne L’erede della luce di Ili e Nal, i due bambini divini di sentore così gaarderiano che mi avevano tanto affascinato nei pochi scorci che ne avevo avuto. Spero vivamente di poterli ritrovare nel terzo volume insieme a quella riflessione su destino e libero arbitrio che spero non sarà tralasciata (bada che non mi aspetto una esplicita discussione filosofica, quanto un accenno di problematicità riguardo a questi temi).

In conclusione mi preme sottolineare che l’idea di mescolare fantasy e fantascienza è senza dubbio il grande punto di forza di questo romanzo rendendolo unico e originale. Mentre i punti di debolezza sono e rimangono, a mio parere, le caratterizzazioni emotive dei personaggi che continuano a costituire un ostacolo al rapporto empatico tra lettore e libro, impedendo così di godere davvero della storia.

Tuttavia, devo dire che alla fine de L’Erede della Luce c’è davvero molta carne al fuoco: un universo misterioso da scoprire, una situazione precaria che crea tensione, nuovi personaggi interessanti che stuzzicano la fantasia. Finalmente posso dire che sono davvero curiosa di leggere il terzo volume, confidente che l’ambientazione fantascientifica permetterà a Luca Rossi di esprimersi al meglio!

 

Recensione Ai confini del cuore – Tiziana Lia –

Recensione Ai confini del cuore – Tiziana Lia –

Scheda riassuntiva: Ai confini del cuore

Autore Tiziana Lia
Titolo Ai confini del cuore
Genere Sentimentale
N° pagine 220
Dove trovarlo Amazon
Valutazione Penna rossa, indica 1 voto su 5 nel sistema di valutazione romanziPenna rossa, indica 1 voto su 5 nel sistema di valutazione romanziPenna rossa, indica 1 voto su 5 nel sistema di valutazione romanziPenna grigia, indica un voto non assegnato nella scala di valutazionePenna grigia, indica un voto non assegnato nella scala di valutazione

Ai confini del cuore – Sinossi

Copertina di Ai confini del cuore di Tiziana LiaA quasi trent’anni, Fanny desidera soltanto un lavoro sicuro per ottenere l’affido di suo figlio Ben. L’amore non è tra le sue priorità ma l’incontro con Ray sconvolge i suoi equilibri. Separato e padre di due bambine, lui comprende le sue paure e i suoi sbalzi d’umore. E non chiede che amarla. Il passato, però, soffoca Fanny: abbandonarsi a un uomo significa perdere il controllo della propria vita. Come lasciarsi andare ai sentimenti? Ray non è disposto a restare ai margini della sua vita: amarlo o lasciarlo. Convinta di non essere la persona che possa rendere felice un uomo speciale come lui, Fanny sceglie la carriera e lascia San Diego per Los Angeles. E quando rischia di perdere suo figlio, affronterà il suo peggiore incubo da sola. Ma lo sarà davvero? [da Amazon]

Ai confini del cuore – Recensione

Prima di iniziare questa recensione è necessario che io faccia una premessa: non sono una lettrice appassionata di romanzi rosa/sentimentali. Mi è capitato solo un paio di volte di leggere romanzi di questo genere, sempre dietro caloroso consiglio di amiche, e in entrambi i casi li ho letti con piacere per poi decidere che non rientravano tra i miei generi favoriti.

Quindi perché ti ritrovi a recensire proprio un romanzo sentimentale, ti starai chiedendo? Perché una ragazza simpatica e gentile mi ha chiesto di farlo e di darle le mie impressioni, e io sono molto contenta di aiutare un’autrice volenterosa come lei.

Sono anche felice di dire che Ai confini del cuore è stato una piacevole sorpresa, che mi ha tenuta incollata alle pagine dall’inizio alla fine malgrado il mio scarso amore per questo genere: e questa potrebbe già essere una recensione sufficiente, una ragione per dire “consiglio di cuore questo romanzo”, ma scendiamo nel dettaglio.

Trama

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Ammetto di non sentirmi in grado di dare giudizi di merito riguardo alla trama di Ai confini del cuore, non avendo nella memoria paragoni a sufficienza nell’ambito del genere sentimentale. L’impressione è comunque che la trama sia ben costruita e che scorra piacevolmente, senza troppi intoppi. Ho trovato quelli che mi sono sembrati elementi di originalità nel fatto che i due protagonisti, Fanny e Ray, fossero già genitori, persone adulte e razionali, non i soliti ragazzi passionali pronti a gettarsi a capofitto in una storia. Tuttavia mi è parso un elemento un po’ forzato (forse, “troppo bello per essere vero” è la definizione giusta) proprio il fatto che entrambi fossero genitori con qualche problema famigliare, così come le figlie di Ray abbiano la possibilità di conoscere e “innamorarsi” di Fanny prima ancora che lei stessa conosca Ray. Certo, è molto conveniente e poco probabile, d’altronde si tratta di un libro ed è anche vero che le coincidenze fanno parte della vita.

Il passato di Fanny, che con una certa maestria ci viene svelato goccia a goccia nel corso del racconto, mi è sembrato forse eccessivamente immerso in un’atmosfera tra il melenso e il drammatico: può capitare che una ragazza frequenti cattive compagnie, si droghi, resti incinta e scappi dai genitori decidendo di tenersi il bambino… ma resta un po’ oscuro perché il padre rinnegato debba picchiarla quasi a morte dopo che ha scoperto che lei ha tenuto il bambino senza chiedergli nulla.

Per il resto, a parte alcune scelte poco chiare (come quella di ambientare la storia negli U.S.A. che sembra solo essere una scelta più esotica che dire “in quel di Busto Arsizio”) e alcuni colpi di scena prevedibili (ma non si tratta di un giallo, quindi forse non è necessario che si lasci il lettore a bocca aperta) la storia di Ai confini del cuore procede in modo fluido e coinvolgente, concedendo un’ottima alternanza tra i momenti di ansia e quelli di sorriso che sa tenere il lettore piacevolmente sulle spine e fa desiderare con intensità il momento in cui si potrà tornare a immergersi nelle pagine.

Lingua e Stile

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Lo stile di Ai confini del cuore è semplice ma molto scorrevole: non vi sono periodi eccessivamente lunghi o scelte linguistiche complesse. Il linguaggio tende a mantenersi a un livello piuttosto colloquiale ma appropriato alla storia e ai personaggi. Nel complesso, lo stile della narrazione comunica un senso di leggerezza e freschezza che sa rendere la lettura facile e molto gradevole.

Una nota di merito va alle descrizioni delle scene di sesso: pur nella descrizione, a tratti particolareggiata, delle scene d’amore, il racconto riesce ad essere molto sensuale e coinvolgente senza mai scadere nel volgare. Uno stile descrittivo davvero da ammirare che fa godere al lettore il momento di intimità senza mai dare quel senso di straniamento e fastidio che certe scelte lessicali avrebbero potuto comunicare: così anche il primo casuale incontro sessuale descritto nel romanzo rimane un momento piacevole e perfino romantico.

Una piccola critica va invece al linguaggio scelto nel caso di alcuni discorsi diretti, soprattutto nel caso dei bambini. Voglio premettere che trattare con personaggi molto giovani non è mai facile perché, da bravi adulti, ci siamo dimenticati di come parlavamo da bambini e rischiamo di tradurre le loro battute in un linguaggio eccessivamente semplice, che li fa sembrare un po’ ritardati, oppure eccessivamente forbito. In questo caso, per fortuna, si tratta della seconda ipotesi, che personalmente trovo meno fastidiosa della prima: in più di un’occasione le due figlie di Ray parlano con una proprietà di linguaggio che, pur essendo bambine in età scolare e figlie di un medico, trovo difficile da accettare in personaggi così giovani.

Personaggi

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Non sono molti i personaggi che si incontrano nel corso di Ai confini del cuore e i due protagonisti monopolizzano decisamente l’attenzione del lettore, insieme al piccolo Ben, figlio di Fanny, che rimane però più un espediente narrativo che un vero personaggio. I pochi personaggi che popolano la storia di Ai confini del cuore sono però, a mio avviso, ben descritti a livello psicologico, soprattutto grazie al largo spazio che viene dato, all’interno della narrazione, all’esposizione diretta dei pensieri e delle motivazioni dei personaggi.

Fanny: ha 27 anni, lavora saltuariamente e ha un figlio in età scolare che vive dai nonni e di cui vuole assolutamente riuscire ad ottenere la custodia. Questo è lo scopo ultimo di tutta la sua vita, come è comprensibile. Di lei ci vengono dette alcune cose che talvolta sono contraddette dal suo comportamento, tuttavia queste contraddizioni sono in genere sufficientemente piccole da essere percepite come semplici eccezioni all’interno della sensazione generale di un personaggio solidamente costruito a livello psicologico. L’unico appunto che posso fare è che Fanny è fin troppo giovane per avere già deciso di dedicare esclusivamente la vita a suo figlio ma, viste le sue vicende passate, forse anche questo può essere comprensibile.

Ray: Ray è l’uomo perfetto, in tutto e per tutto, e non c’è molto altro da dire. C’è una certa indagine psicologica anche riguardo le sue motivazioni e i suoi pensieri, eppure ogni suo pensiero, mossa e parola è semplicemente troppo buona. Capisco che questa possa essere una certa consuetudine del genere letterario, ma in alcuni casi l’ho trovata vagamente fastidiosa. Ray si arrabbia solo per 5 minuti netti quando scopre che Fanny gli ha mentito per 6 mesi e corre tutte le volte che la sua ex moglie lo chiama, certo alterandosi ma sempre preoccupandosi per lei. Ray è il padre perfetto, anche meglio della madre, e mette addirittura da parte la carriera per stare con le figlie (comportamento molto femminile, che forse lascia trasparire la mano di una donna nel descrivere un uomo). Insomma, come ho detto, Ray è l’uomo perfetto, ed è pure un portento a letto, altro che Mr. Gray!

Ben, Lisa e Sophie: per quanto i bambini abbiano un ruolo fondamentale nella storia e benché vengano accennati i loro problemi psicologici, derivanti da situazioni familiari non proprio idilliache, rimangono in secondo piano, diventando più o meno degli espedienti narrativi, forse anche giustamente, considerando che i veri protagonisti della storia sono e rimangono i genitori.

Intorno a questi protagonisti principali, alla cui indagine psicologica viene dato largo spazio, anche con un’alternanza di punti di vista che a tratti ho trovato quasi straniante per i suoi cambiamenti repentini (certe volte è infatti difficile seguire chi sta pensando cosa in quale momento) si alternano alcuni personaggi secondari, in generale delineati solo in maniera abbozzata a causa del loro ruolo marginale. Vi sono quindi i genitori di Fanny, anche loro buoni fino ad apparire eccessivi nel loro supportare in tutto e per tutto la figlia nonostante lei li accusi (questo in modo tanto sconsiderato da avermi fatto spalancare gli occhi per la sorpresa) di avere causato le sue disgrazie; le due amiche di Fanny, Magda e Hanna, che sono l’immagine speculare di Fanny e forse dovrebbero rappresentare il prototipo della ragazza di 25 anni senza problemi ma – da ragazza di 26 anni – mi sono sembrate eccessivamente sconsiderate dove Fanny era troppo rigida; Sean e Lynn, casualmente e convenientemente amici sia di Ray che di Fanny ma relegati in un ruolo tanto marginale da considerarlo “terziario”, servendo solo, a tratti, da intermediari per i due innamorati.

Ai confini del cuore – Valutazione finale

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Ho soppesato a lungo l’idea di istituire le “mezze penne” per valutare Ai confini del cuore, perché assegnarne solo tre mi sembrava troppo poco, ma alla fine ho deciso di rimanere fedele a un metro di valutazione più chiaro e alla mia crudele inflessibilità. Tuttavia, voglio sottolineare che la mia sensazione finale sul romanzo, malgrado certe debolezze notate a mente fredda, è comunque davvero molto positiva.

Come ho detto, non sono una lettrice esperta o un amante del genere sentimentale, quindi non mi sento di dare un giudizio di merito sul romanzo nel suo complesso. Quello che posso dire, pur avvisandoti di filtrare ogni mia parola seguente tenendo conto che è una mia considerazione assolutamente personale e “di pancia”, è che mi sento di consigliare e suggerire l’acquisto di Ai confini del cuore.

Do questo consiglio sulla base di due fatti indiscutibili:

  • Ha conquistato una non-amante del genere: l’ho letto in pochi giorni e mi ha regalato momenti di lettura davvero piacevoli
  • Ha una scrittura empatica e coinvolgente: la diffusa analisi dei pensieri dei personaggi e lo stile leggero e frizzante riescono davvero a creare un legame con il lettore. È impossibile non affezionarsi a Ray e Fanny, non tifare per loro, non abbandonare la razionalità per lasciarsi trascinare nelle pagine, arrivando a rimpiangere le interruzioni forzate della lettura e a desiderare di tornare al romanzo appena possibile.

Questi due fatti (in particolare il secondo) sono, a mio parere, condizione necessaria e sufficiente per il felice acquisto di un romanzo e per godere di ogni singolo momento di lettura!

 

Recensione Leumas il Drago – Samuel Valentini –

Recensione Leumas il Drago – Samuel Valentini –

Scheda riassuntiva: Leumas il Drago

Autore Samuel Valentini
Titolo Leumas il Drago
Genere Fantasy – Filosofico/Religioso
N° pagine 158
Dove trovarlo Amazon
Valutazione Penna rossa, indica 1 voto su 5 nel sistema di valutazione romanziPenna rossa, indica 1 voto su 5 nel sistema di valutazione romanziPenna rossa, indica 1 voto su 5 nel sistema di valutazione romanziPenna rossa, indica 1 voto su 5 nel sistema di valutazione romanziPenna grigia, indica un voto non assegnato nella scala di valutazione

Leumas il Drago – Sinossi

Copertina di Leumas, il DragoLeumas il Drago è un romanzo che ben si inserisce nel genere dei racconti del fantasy epico, dove si scontrano i giusti e le forze del male e dove l’epicità sta proprio nella lotta titanica senza possibilità di successo, nella volontà inflessibile e nella tenacia irrazionale dei protagonisti.

Estratto da Leumas il Drago:

«Lasciate che vi spieghi la differenza fra la leggenda e la storia». I due uomini erano sbiancati: percepivano istintivamente la potenza di quella visione e, pur non avvertendo una minaccia diretta, erano come impietriti ed incapaci di fare alcunché. «La storia è per l’egoismo, racconta di individui che cercano la gloria e che vogliono essere ricordati nella propria esteriore decadenza. La leggenda invece è per il bene, lascia che uomini che valgono ben poco continuino a fare il bene anche dove non sono presenti, anche se sono morti».

Fantasy italiano autoprodotto; consigliato ad un pubblico maturo.

 

Leumas il Drago – Recensione

Quella di oggi non è semplicemente una recensione, ma un sincero consiglio di acquisto. Il libro che recensisco oggi, Leumas il Drago, è un esempio di buona letteratura e bella scrittura come se ne vedono pochi in giro, in particolare nel mondo del self-publishing. Una vera gemma trovata per caso e scaricata da Amazon gratuitamente (grazie ad una promozione limitata) mentre ero alla ricerca di nuove letture.

Sono stata estremamente tentata di lasciarmi andare all’entusiasmo e dare subito 5 penne a Leumas il Drago, poi mi sono ricordata di aver promesso a me stessa e ai miei lettori una certa inflessibile severità: ho quindi considerato i pochissimi errori di battitura trovati qui e là e qualche piccola caduta di stile e gli ho assegnato 4 penne.

Sarò molto sincera, non credo che questo sia un libro che possa conquistare le masse ed avere un successo travolgente: i temi religiosi trattati e il linguaggio utilizzato limitano infatti, secondo la mia opinione, la portata di Leumas il Drago ad un più ristretto pubblico di lettori appassionati di una letteratura fantastica dallo stile retrò, quasi ottocentesco, e non eccessivamente sensibili (o positivamente sensibili) all’argomento religioso cattolico.

L’unico vero rimprovero che mi sento di fare a questo romanzo breve riguarda proprio il titolo: Leumas il Drago. Nel leggere questo titolo, infatti, mi aspettavo che Leumas fosse in effetti il drago o perlomeno lo diventasse in qualche punto della narrazione, cosa che in effetti non avviene… il titolo in questo senso è fuorviante ed è un vero peccato vista l’alta qualità del contenuto, visto che per ovviare alla questione sarebbe bastato trasformarlo in un altrettanto semplice: Leumas e il Drago.

Trama

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In un mondo, che solo in un secondo momento si comprende essere il nostro stesso mondo dopo la devastazione portata da una epica battaglia tra bene e male, il “Vis Daemoniorum“, si incontra quasi subito Leumas, l’eroe misterioso e titanico che è il centro focale di tutta la narrazione.

La trama di Lemas il Drago è molto semplice, seguendo le linee più classiche del fantastico epico: un eroe votato alla giustizia e, in questo caso, a Dio, difende i più deboli e a causa di questa missione si trova dapprima a salvare una donzella in pericolo e quindi a correre in soccorso di una seconda fanciulla, rapita da un drago.

La trama della storia è, di per se stessa, banale eppure questo nulla toglie alla godibilità del racconto, nel cui contesto la narrazione delle gesta diventa del tutto secondaria.

Leumas il Drago non è, a mio avviso, un racconto fantastico come quelli cui siamo abituati oggi, mi sembra piuttosto un magistrale tentativo di riscoprire uno stile più antico (durante la lettura ho avuto, in alcuni punti, sentori di Orlando Furioso e Gerusalemme Liberata, sebbene lo stile del linguaggio sia più ottocentesco) in cui la narrazione di una storia non è altro che l’espediente per assistere ancora una volta allo scontro tra bene e male che, più che nell’epica battaglia (persa in partenza per il povero Leumas) tra il cavaliere e il drago, è ritratta nello scontro di ragionamenti ed intelletti (quasi un dialogo Socratico, che a tratti riporta alla memoria anche il migliore Gaarder) tra Leumas e il corvo, emissario demoniaco.

E sebbene nel finale di Leumas il Drago sembra che la missione sia in effetti compiuta solo per volere e per mano di Dio, togliendo quindi ogni merito al cavaliere, non è difficile comprendere che la battaglia fosse già iniziata nelle schermaglie con il corvo e venga vinta proprio da Leumas nel momento in cui rifiuta per l’ultima volta, eroicamente, le lusinghe del male.

Molto interessante è il riferimento al mondo contemporaneo, che strappa Leumas il Drago ad una dimensione completamente appartenente alla mitologia cristiana per calarlo nel mondo contemporaneo ed instaurare un paragone fra noi, gente del XXI secolo, e la popolazione devastata di quell’ambientazione quasi post-apocalittica. È soprattutto nel finale, infatti, confrontandoci con il cinico dialogo di due personaggi anonimi, che si insinua in noi il disagio di ritrovarci proprio in quel cinismo e disfattismo. Dopo aver riflettuto sui temi della cristianità con Leumas e il corvo, ritrovandoci sempre – se siamo onesti con noi stessi – più d’accordo con il corvo che con Leumas, e dopo esserci “redenti” nel tifare per il cavaliere, l’autore sembra accusarci del medesimo disfattismo cinico di questi due personaggi ordinari, lasciandoci con non poche domande sulla nostra spiritualità, così come sulla parte che avremmo preso nell’epico “Vis Daemoniorum” che ha distrutto il mondo.

Lingua e stile

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Lo stile di Leumas il Drago tiene un tono sempre estremamente alto e aulico, tanto che in alcuni unti risulta quasi difficoltoso tenere dietro alla narrazione e alla struttura complicata dei periodi. Di certo alcuni passaggi potrebbero essere rivisti e migliorati nella loro scorrevolezza dall’autore, eppure non mi sento di dire che questi interventi dovrebbero essere troppo massicci. Come avviene durante la lettura di certa buona letteratura d’altri tempi, la rilettura di certe frasi è in molti punti funzionale alla vera comprensione ed apprezzamento del testo. Leumas il Drago è un testo piuttosto breve ma che richiede uno sforzo di concentrazione per essere letto e apprezzato, è un libro che ingaggia con il lettore una piacevole schermaglia intellettuale riguardo ai temi della religiosità, che difficilmente può lasciare indifferente un intelletto arguto e riflessivo.

Lo stile alto, che richiama toni decisamente epici e quasi ottocenteschi, è perfettamente adatto ed è in grado di creare l’atmosfera giusta per l’ambientazione del racconto. Inoltre, il lessico sempre molto ricercato (con solo qualche caduta di stile qui e là, dove la scelta di parole troppo comuni rispetto a tutte le loro compagne finisce per stridere all’orecchio) e i discorsi sulla religione creano un efficacissimo – a mio avviso – gioco di contrasti con termini moderni, tecnologici e di uso comune al giorno d’oggi. Un esempio brillante è una frase come:

“Esaltando l’unica cosa che è propriamente sua [del diavolo], cioè la distruzione, tenta di esaltare se stesso, ma l’unico suo risultato è di rendersi un verme mostruoso che cerca il proprio annullamento. Il resto è marketing” [Leumas il Drago, cap. 9, “Prima Notte”]

Personaggi

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Come spesso accade nel caso di racconti dai toni di parabola evangelica o che si avvicinano molto al dialogo socratico, anche in Leumas il Drago i personaggi sono volutamente stereotipati per rappresentare un dei topoi letterari. Ciononostante, dove è necessario, perfino Leumas abbandona la sua natura quasi semidivina e nell’indagine psicologica che ne viene fatta ci appare finalmente come un uomo, con i suoi affetti, i suoi desideri e le sue debolezze.

Leumas: è il grande protagonista del racconto e attorno a lui ruotano tutte le vicende eppure di lui sappiamo ben poco. Con la sua forza e fede incrollabile, appare come qualcosa di molto simile ad un angelo ma lo scoprire le sue debolezze di fronte al male lo avvicinano di nuovo ad un uomo comune, permettendoci di immedesimarci in lui nello scontro con il drago. Sappiamo che ha combattuto nel “Vis Daemoniorum”, che la sua famiglia è morta e che lui è in qualche modo maledetto, ma nulla viene spiegato in modo più approfondito e questo probabilmente aggiunge fascino e mistero a questo personaggio. Come ogni grande eroe, dovrà affrontare il grande male e sconfiggerlo solo con le proprie forze, trovando il coraggio di rifiutare ciò che ha sempre desiderato, prima di ottenere l’aiuto divino.

Drago/corvo: l’emissario del male, che si lascia intendere essere sempre lo stesso in forme diverse, è l’antagonista e quindi altro personaggio principale di Leumas il Drago. Nella sua forma di corvo è forse anche più interessante, poiché le sue armi sono l’intelletto e la dialettica ed è abilissimo a insinuare il dubbio nella fede incrollabile di Leumas, proprio come un buon servitore del male dovrebbe fare. Anche la tentazione finale che, come nella buona tradizione letteraria e cristiana, fa leva proprio sull’amore e sul desiderio del bene dell’eroe è molto ben orchestrata, solamente un poco repentino il cambio di rotta finale di Leumas. All’interno della buona caratterizzazione psicologica del cavaliere costruita in questa scena, la redenzione finale stona in quanto non trova motivazione psicologica e deve essere quindi, con qualche difficoltà, accettata come una qualche illuminazione divina.

Dio: è il terzo grande protagonista di Leumas il Drago. Ovviamente non compare mai ma è la forza che muove tutta l’azione in quanto fede inestinguibile nel bene supremo. Diventa quasi personificazione di speranza per un mondo ridotto in cenere.

Annalisa e Clotilde: le due fanciulle in pericolo che vengono salvate da Leumas. Come in ogni racconto epico e mitologico, sono poco più di un MacGuffin.

Briganti: portano dei colori come soprannomi e sarebbe interessante capire se questi colori significano qualcosa per l’autore. Esemplificazione del male terreno dell’uomo, diventano anche esempio delle varie strade che gli uomini possono seguire nella vita: verso la redenzione o verso la perdizione.

 

Leumas, il Drago – Valutazione finale

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La mia personale valutazione finale di Leumas il Drago è decisamente positiva e ancora migliorabile. Alcuni piccoli errori e cadute di stile sono infatti ancora rimediabili e allora sarò felice di dare al libro 5 penne meritatissime.

Si tratta di un libro intelligente e che induce alla riflessione, caratteristiche estremamente rare nella letteratura odierna e quindi secondo me massimamente preziose.

Certo, Leumas il Drago non è un romanzo adatto a tutti, ansi mi azzardo a dire che per la maggior parte delle persone il continuo esplicito riferimento al Dio cattolico potrebbe risultare fastidioso ma, da non cattolica agnostica, mi sento anche di dire che questa reazione di fastidio sia dovuta probabilmente più alla riflessione sulla spiritualità e sulla contrapposizione filosofica di bene e male in ogni uomo che il romanzo induce se non costringe a fare, che ad una vera pedanteria religiosa. Il romanzo riflette, infatti, sulla spiritualità secondo linee Agostiniane, Tomistiche e facendo ricorso alla dottrina manichea, ovvero in modo molto intelligente ed aperto ad opinioni diverse: NON è una fastidiosa ripetizione di dogmi cristiani e forse chi ha trovato irritante la presenza del divino e della religiosità dovrebbe fermarsi a riflettere più spesso sul proprio rapporto con la spiritualità, cercando di venire a patti con esso.

Nella trama di Leumas il Drago è comunque sempre presente, in modo forte ed esplicito, il riferimento al divino ed in particolare al Dio cattolico, fatto che lo inserisce, secondo me, più in un filone di letteratura filosofica cristiana più che propriamente nel genere del fantasy epico (Tolkieniano in primis) cui fa riferimento Samuel Valentini nel presentare la sua opera e di cui pure mantiene certe caratteristiche (il tema cavalleresco, l’ambientazione medievaleggiante, la presenza di creature mitologiche, la lotta tra bene e male). Il tema dell’antieroe, piccolo uomo comune, della provvidenza accennata ma mai esplicitamente affermata, del mito del buon pagano tipicamente tolkieniani (che rendono l’opera tolkieniana così popolare e universalmente apprezzata) e ripresi più o meno consapevolmente dalla maggior parte degli autori fantasy sono lontani anni luce da questo racconto, che assomiglia quasi più ad una parabola, un racconto dai toni del cattolicesimo medievale.

Detto questo torno a ribadire l’alta qualità del testo di Leumas il Drago e il mio sincero consiglio ad acquistare il romanzo e dare una possibilità a questo autore esordiente, di cui personalmente aspetto con ansia i prossimi lavori.